Tech Digest: agenti AI operativi, browser automation e lavoro guidato dal contesto
- Standardizza template di specifica per lavori assistiti da LLM
- Progetta automazioni per obiettivi, non per endpoint
- Sperimenta agenti nel browser su task a basso rischio
- Rafforza checklist di contesto e criteri di accettazione
- Separa casi d’uso generativi da quelli predittivi
Questa settimana: meno teoria e più operatività su come usare (e governare) l’AI nel lavoro quotidiano. Dall’automazione via browser agli agenti “orchestrati”, fino a indicazioni pratiche per integrare modelli e strumenti senza aumentare il rischio.
Claude Code replica in un’ora un orchestratore di agenti “distribuiti”
Un confronto diretto: un’architettura di orchestrazione di agenti, sviluppata in mesi, viene ricostruita rapidamente a partire da una descrizione del problema. Il punto non è la “magia”, ma la qualità delle specifiche e del contesto fornito al modello. Utile per capire dove l’AI accelera davvero: prototipi, glue code e varianti architetturali.
Impatto pratico: accelera prototipi interni e riduce tempo su integrazioni ripetitive.
Conseguenza: rivedere il processo di analisi tecnica e stesura requisiti. Micro-azione: creare un template di specifica (input/output, vincoli, test) da dare al modello.
Fonte: simonwillison.net — Leggi
Nell’era LLM conta il risultato, non “quale API chiamare”
L’articolo sostiene che la domanda corretta non è quale endpoint usare, ma come descrivere l’obiettivo e vincolare l’esecuzione. Questo sposta la competenza: meno memorizzazione di interfacce, più progettazione di flussi, controlli e fallback. Per PMI significa processi più adattivi, ma serve disciplina su verifiche e responsabilità.
Impatto pratico: cambia come si progetta l’automazione: obiettivi, controlli, log.
Conseguenza: aggiornare le linee guida interne su integrazioni AI. Micro-azione: definire per ogni automazione KPI, limiti e regole di validazione.
Fonte: venturebeat.com — Leggi
Usare un agente nel browser per risolvere un problema reale di dashboard
Un caso d’uso concreto: un agente in Chrome che naviga una console web (Cloudflare) per applicare modifiche e sbloccare un’attività rimasta “incastrata” tra impostazioni e interfacce. È un promemoria: la browser automation con AI può aiutare quando non c’è API comoda o quando l’interfaccia cambia spesso, ma va gestita con cautela su permessi e audit.
Impatto pratico: utile per task ripetitivi su portali web senza API affidabili.
Conseguenza: valutare dove l’automazione via browser riduce tempi operativi. Micro-azione: partire da un processo a basso rischio e registrare i passaggi eseguiti.
Fonte: simonwillison.net — Leggi
Programmare con LLM: il lavoro diventa gestione del contesto e specifiche
La riflessione è semplice: con un modello linguistico il valore passa dalla scrittura di righe di codice alla gestione del contesto (cosa includere/escludere) e alla definizione precisa di requisiti e test. Per team piccoli è un cambio organizzativo: chi “sa spiegare bene” e sa verificare diventa centrale, al pari di chi implementa.
Impatto pratico: servono nuove routine: specifiche, revisioni, test automatici.
Conseguenza: ritarare ruoli e tempi nelle attività di sviluppo. Micro-azione: aggiungere checklist di contesto e criteri di accettazione a ogni ticket.
Fonte: simonwillison.net — Leggi
Generative AI vs predictive AI: differenze utili per scegliere strumenti
Una guida chiara su cosa distingue AI generativa (testo, immagini, codice) e AI predittiva (stime e classificazioni su dati). È utile per evitare errori di acquisto e di progetto: non tutto ciò che “sembra AI” risolve previsioni, e non tutto ciò che prevede serve a generare contenuti. La distinzione aiuta anche su dati richiesti, rischi e metriche.
Impatto pratico: migliora la scelta tra automazione, previsione e assistenza ai contenuti.
Conseguenza: chiarire obiettivi e dati disponibili prima di integrare un modello. Micro-azione: mappare 3 processi e indicare se serve generazione o previsione.
Se state adottando l’AI in azienda, il tema ricorrente è lo stesso: specifiche chiare, controlli e tracciabilità. Iniziate da un processo piccolo, misurate tempi e qualità, e formalizzate cosa può fare l’AI e cosa deve restare verificato da una persona.